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NOTIZIE


06-08-2018

Consumo di suolo, nel 2017 cementificazione in Italia di due metri al secondo, la proposta di legge per limitarlo approda in Parlamento.

Due metri quadrati al secondo, anche nelle aree protette, vincolate e a rischio. E’ questo il preoccupante dato relativo allo scorso anno riguardante la cementificazione nel nostro Paese, e che emerge dall’edizione 2018 del rapporto sul consumo di suolo in Italia realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) in collaborazione con le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente.

Le aree più colpite risultano essere le pianure settentrionali, con la Lombardia e il Veneto come Regioni con il dato nazionale più elevato, gravate da un consumo di suolo che supera il 12% del loro territorio. Il Veneto poi è la Regione che nel 2017 ha evidenziato il maggior incremento del consumo di suolo registrando 1.134 ettari in più rispetto all’anno precedente. La maggior parte dei cambiamenti rilevati rientrano nella classe Cantieri e altre aree in terra battuta che ha riguardato più del 60% del nuovo consumo di suolo nel 2017.

Tra i dieci comuni italiani ad avere cementificato di più nel corso del 2017, c’è Verona, con 40 ettari di suolo consumato in valore assoluto, che è anche tra i primi 10 posti della classifica dei Comuni cementificatori con più di 100 mila abitanti. Per dare una termine di paragone, Roma, che è in assoluto la città più cementificata d’Italia ma anche tra le più estese, nel 2017 ha consumato 36 ettari di suolo in valore assoluto.

Dati che non possono essere ignorati e che hanno messo in moto già da tempo un’iniziativa popolare volta a far approvare una proposta di legge che sia in grado di impedire il nuovo consumo di suolo a livello nazionale. La proposta di legge, che è finalmente  approdata in Parlamento all’inizio di luglio, è stata realizzata dal Forum nazionale dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio “Salviamo il Paesaggio - Difendiamo i Territori” e verrà discussa in aula con il titolo di “Disposizioni per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli edificati.”

Lo scopo della proposta, come spiegano i componenti del Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico del Forum, è quello di “promuovere e tutelare l’ambiente, il paesaggio e l’attività agricola, nonché di impedire l’ulteriore consumo di suolo”, che viene definito come “un’emergenza conclamata” e “poiché il nostro Paese è per circa il 35% a carattere montuoso”, spiegano ancora i latori della proposta, “la cementificazione ha eroso le aree di pianura, le più fertili, che rappresentano circa il 23% dell’intera superficie del nostro Paese (quasi un quarto) e un’ampia parte di quel restante 42% di superficie composto di colline di altezza inferiore agli 800 metri.”

Questo drammatico consumo di suolo avviene mentre nel nostro Paese, secondo quanto rileva l’ISTAT, sono presenti oltre 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 700 mila capannoni dismessi, 500 mila negozi definitivamente chiusi e 55 mila immobili confiscati alle mafie. In pratica dei ‘vuoti a perdere’ che snaturano il paesaggio e le comunità circostanti.

Scenari Immobiliari, istituto indipendente di studi e di ricerche specializzato nell’analisi dei mercati immobiliari, ha evidenziato in una sua ricerca che gran parte degli edifici di nuova costruzione sul mercato nel nostro Paese sono di vecchia costruzione e registrano forti invenduti, che nel 2015 erano pari a 90.500 unità, escludendo le abitazioni ancora in costruzione e dunque non ancora in vendita. Allo stesso tempo però sono presenti sul territorio italiano immobili vetusti e quasi inutilizzabili, che avrebbero invece bisogno di essere ristrutturati e riqualificati con evidenti benefici sia economici sia di decoro e senza gravare sul consumo di suolo.