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NOTIZIE


08-04-2019

Rapporto ‘Shopping 2019’: “Mercato immobiliare commerciale italiano in crescita nei prossimi anni grazie a servizi aggiuntivi, turismo e stabilità e-commerce”

Il mercato italiano dell’immobiliare commerciale resiste all’impatto dirompente che le piattaforme di commercio elettronico hanno sulle modalità dei consumi e anzi, riesce a creare buone sinergie con le nuove dinamiche d’acquisto, tanto che si profila nei prossimi anni una crescita del settore.

A delineare il trend positivo è il rapporto ‘Shopping 2019’ realizzato da Scenari Immobiliari che, arrivato alla sua undicesima edizione, è stato presentato negli scorsi giorni a Milano. Lo studio mette in evidenza come nel 2018 sia proseguita la crescita del mercato immobiliare commerciale italiano il quale, dopo il +4,2% messo a segno nel 2017 ha raggiunto lo scorso anno gli 8,9 miliardi di euro crescendo del 2,9%. E il segno più, secondo gli analisti di Scenari Immobiliari, proseguirà anche quest’anno con un fatturato totale pari a circa 9,1 miliardi di euro (+2,2%), per poi arrivare a 9,3 miliardi di euro nel 2020.

Clara Garibello, direttore di ricerca di Scenari Immobiliari, presentando il rapporto ‘Shopping 2019’ ha sottolineato come le buone performance e prospettive del mercato immobiliare commerciale italiano vadano ricercate, oltre che nella sostanziale stabilità del mercato del commercio elettronico nello Stivale, la quale “ha allontanato i timori di una veloce diffusione del commercio online”, anche nelle numerose aperture fisiche di nuovi punti vendita in Italia, che hanno evidenziato l’importanza che mantiene nel nostro Paese lo spazio fisico nell’ottica di espansione dei retailer per “la necessità di mantenere una rete fisica di negozi sul territorio.”

L’andamento del mercato dell’immobiliare commerciale italiano è inoltre agevolato, aggiunge la Garibello, dal modo diverso di fare shopping, che caratterizza soprattutto i Paesi mediterranei, “quasi sempre accompagnato da una forte componente leisure e da un’attrattività per la ristorazione e i servizi aggiuntivi”, oltre che “dalla costante crescita dei flussi turistici legati al commercio che consentono ricadute positive sulle economie, tanto nelle aree centrali delle grandi città, quanto in quelle più periferiche o meno conosciute e da promuovere”.

Il rapporto ‘Shopping 2019’ di Scenari Immobiliari fornisce inoltre importanti dati relativi alle transazioni più significative di immobili a uso commerciale avvenute nel 2018 in Italia, che sono state in parte transazioni di disinvestimento (per un valore di quasi 700 milioni di euro, con una superficie complessiva di 264mila mq), ma che hanno anche riguardato transazioni avvenute nelle high street principalmente a Milano, Roma, Venezia e Bologna (per un investimento complessivo di poco inferiore a cinquecento milioni di euro), quindi grandi strutture come i Gran Shopping Mongolfiera a Molfetta (BA), il Centro Sicilia in provincia di Catania e il centro commerciale Il Gialdo in provincia di Torino (148mila mq e un controvalore di 293 milioni di euro) e infine transazioni di immobili da valorizzare (60mila mq e un investimento di circa 105 milioni di euro).

Dando uno sguardo più ampio e rivolgendosi al mercato europeo nella sua globalità, il settore dell’immobiliare commerciale, come si evince ancora dal rapporto ‘Shopping 2019’ ha raggiunto nel 2018 un giro d’affari pari a 53,8 miliardi di euro. Un dato che evidenzia una leggera flessione rispetto al 2017 (-2,4%), ma a cui si aggiunge una previsione di crescita dell’1,3% per quest’anno, quando si stima che si raggiungeranno investimenti pari a 54,5 miliardi di euro, un +1,3% rispetto all’anno scorso.

“Nel mercato immobiliare commerciale europeo”, ha ancora spiegato la Garibello, “nel 2018 ha predominato un atteggiamento di cautela da parte degli investitori, già condizionati da una bassa propensione al rischio, determinata dall’abbondante disponibilità di capitali e dal ridotto costo del denaro, fattori che hanno contraddistinto i mercati negli ultimi anni. Si è registrato un andamento disomogeneo tra i Paesi, che ha premiato quelli dell’area mediterranea quali Spagna, Portogallo e Italia, e penalizzato invece alcuni più a nord, Regno Unito e Germania in primis, dovuto a una disparità correlata alla crescita delle vendite online”.