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NOTIZIE


21-01-2020

La sharing economy sbarca anche nel settore retail, negli USA una startup offre spazi e costi condivisi per gli operatori di commercio elettronico

Mentre si discute di come i player del mercato retail possano affrontare al meglio la rivoluzione digitale, a New York una startup punta a offrire spazi fisici a marchi che si sono già fatti le ossa in Rete, ma non hanno ancora le risorse necessarie per affrontare il mercato offline e conquistare spazio sugli scaffali per la rivendita dei loro prodotti.

La startup newyorkese che intende portare offline le insegne digitali, si chiama ShopFullFill e cavalcando l’onda della sharing economy al motto di ‘Not Just Retail: brick+click+logistic’, offre ai suoi clienti spazi di vendita, ma anche personale e costi di esercizio condivisi, che consentono di abbattere voci di spesa che per loro sarebbero altrimenti proibitive.

“Stiamo offrendo ai marchi online la possibilità di espandersi nei tradizionali spazi commerciali fisici senza spese iniziali”, spiega Shlomo Chopp, fondatore e CEO di ShopFulfill. “Il nostro servizio consente agli operatori di commercio elettronico di crescere e rispondere alla domanda che si fanno molti consumatori e cioè perché i marchi più ‘cool’ siano tutti online e non possano essere trovati nei negozi fisici”.

Grazie a ShopFullfill, a partire da circa 600 dollari al mese, i marchi che sono già riusciti a ottenere un certo successo in Rete possono affittare spazi all’interno di negozi fisici, condividere il personale di vendita, gli spazi di magazzino e i costi di trasporto per lo stoccaggio della merce. Lo staff di ShopFullfill offre inoltre consulenza per il design degli spazi di vendita e per il merchandising, con l’obiettivo di esprimere al meglio anche offline la potenzialità di prodotti che hanno già dimostrato di essere apprezzati su Internet.

Un approccio dunque, quello di ShopFullfill, che può ricordare in parte quello dei pop-up stores, che alcuni grandi player come Amazon e Nike mettono in atto aprendo punti vendita temporanei per proporre prodotti a edizione limitata o che fino a quel momento erano stati disponibili unicamente online. Nel caso della startup newyorkese però, il negozio fisico condiviso non è solo un’operazione marketing, ma può fare da trampolino per l’avvio di punti vendita stabili veri e propri, al di fuori del contesto di sharing e che  ottengano profitti, e questo per marchi che fino a quel momento erano noti unicamente ai navigatori della Rete.

“Per qualche ragione, oggi tendiamo a pensare che i luoghi tradizionali di vendita non funzionino più”, spiega ancora Chopp, “ma è solo una reazione. Non è stato dimostrato. L’intero concetto che i punti vendita stiano morendo è semplicemente sbagliato”. Il CEO aggiunge poi che soggetti come Amazon “snaturano l’identità dei marchi, imitandoli”, mentre il sistema di vendita al dettaglio proposto da ShopFullfill, che Chopp definisce ‘democratizzato’, “punta sì alla crescita, ma con un focus che offre valore ai marchi”.

L’apertura del primo ‘Anchor Shop’ di ShopFulfill è prevista nel secondo trimestre del 2020, nel centro di Filadelfia, dove il passaggio pedonale è elevato. ShopFulfill prevede di aprire da otto a dodici sedi nel mercato di Filadelfia e nel vicino New Jersey meridionale per costruire la presenza al dettaglio e l’identità del marchio. Quindi, la società ha intenzione di espandersi in altre regioni degli USA.

“L’e-commerce è conveniente”, aggiunge Chopp, “ma ancora più conveniente è abbinarlo con uno spazio di vendita fisico. Noi intendiamo rendere accessibile il punto vendita e non solo come semplice opzione. Un sistema deve alimentare l’altro”.