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NOTIZIE


02-02-2021

Effetto Covid, il cuore dello shopping batte in Provincia e la sua anima è digitale

Le conseguenze delle misure di restrizione messe in atto per contenere i contagi di Covid-19 hanno inevitabilmente cambiato le abitudini degli italiani e anche i luoghi preferiti per lo shopping non sono più i medesimi. Smart working e limitazioni negli spostamenti, stanno infatti portando i consumatori a prediligere per le loro spese i luoghi più vicini e questo si traduce in un maggiore afflusso di persone nei negozi e nei centri commerciali ubicati in Provincia, con un conseguente calo di pubblico nei grandi centri urbani.

Le città più popolose, soprattutto quelle d’arte, subiscono poi anche il drastico calo di turisti. Secondo i dati pubblicati da Planet Retail, che ha analizzato il periodo tra gennaio e settembre 2020, si è registrato un calo dei consumatori extra Ue del 79% a Milano, dell’81% a Roma e dell’82% a Venezia e Firenze.

“Ci sono metropoli come Milano che vivono in larga parte di importanti flussi turistici e di pendolari”, spiega Erika Andreetta, partner e consumer markets consulting leader di PwC Italia. “Con le restrizioni agli spostamenti imposte dalla pandemia tali flussi sono venuti meno, per questo i più grandi centri urbani hanno registrato cali nelle vendite più marcati rispetto alle città di provincia”.

Stando ai dati contenuti nell’ultima edizione del Global consumer insight survey condotto da PwC, la vicinanza del punto vendita è diventato uno dei fattori principali che gli italiani considerano per la scelta del luogo di acquisto che, sempre secondo i dati elaborati dagli analisti della società di consulenza internazionale, rimane in gran parte quello fisico anche tra i più giovani. La visita al punto retail è però innanzi tutto spesso mirata e in secondo luogo avviene a completamento di un percorso di acquisto iniziato online. Per questo è dunque ancor più fondamentale una corretta integrazione tra il digitale e l’offline.

“Lo scenario più probabile non è quello della sostituzione del negozio con l’online”, spiega ancora la Andreetta, “ma piuttosto un’integrazione più profonda tra i due. Ora che la pandemia ha reso evidenti eventuali mancanze, alcuni brand hanno indubbiamente necessità di potenziare la propria struttura e-commerce, ma allo stesso modo anche i negozi fisici necessitano di investimenti per restare rilevanti”.

Questi investimenti dovranno essere messi in atto in modo particolare sul fronte della sostenibilità, un aspetto prioritario ormai imprescindibile e nei confronti di cui l’attenzione dei consumatori è in costante crescita.

“La strategia di successo”, continua la Andreetta, “sarà quindi quella che riuscirà ad attirare il consumatore sulla base di valori condivisi come l’attenzione all’ambiente, alla qualità e alle persone, e a rendere molto facile per il cliente muoversi tra canale online e fisico, sfruttando l’uno o l’altro a seconda della comodità e della necessità specifica”.

Queste dinamiche di cambiamento già in atto prima della pandemia, sono destinate ad accelerare e a rimanere. E’ chiaro però che, con il venire meno delle restrizioni Covid, luoghi come le high street delle grandi città, per la loro peculiarità potranno riuscire a ritornare ai numeri di afflusso e fatturato precedenti. Le attività metropolitane dovranno però saper riconquistare il loro pubblico, offrendo servizi che non si limitino alla mera commercializzazione dei prodotti, bensì diventare anche pick-up in store per gli ordini online e offrire servizi post-vendita, arrivando così a rappresentare dei punti di riferimento globali per i clienti.

Alla base di tutto, rimane il rapporto di fiducia che si instaura tra azienda e cliente: “La comunicazione ai consumatori deve essere aperta e trasparente”, sottolinea ancora la Andreetta, “di modo da creare fiducia verso il brand, che risulta essere il primo fattore di scelta di un retailer fisico rispetto ad un altro per il 45% dei rispondenti del Global consumer insight survey”.