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NOTIZIE


23-02-2020

Il concetto di prossimità si evolve rapidamente e la GDO si adatta ai tempi: modifica di superficie e ubicazione, maggiore appeal e mix di tradizione e discount

I supermercati di superfici comprese tra i 400 e i 1.000 mq, che fino a pochi anni fa erano considerati store e superstore medio-grandi con logiche completamente differenti rispetto al superette sotto casa, oggi, oltre a essere annoverati a pieno titolo nella categoria degli esercizi di prossimità sono anche diventati—nell’ottica di pianificazione dell’apertura di nuovi punti vendita da parte della GDO moderna—spazi commerciali di piccole dimensioni.

A fare da volano a questa tendenza di aumento della metratura dei supermercati di prossimità è stato il progressivo successo dei Discount (AldiEurospinLidl ed MD i principali), che posizionandosi nelle immediate periferie delle città hanno costantemente eroso quote di mercato alla GDO tradizionale, proponendo punti vendita con superfici che in media si aggirano tra i 1.300 e i 1.500 mq.

Di conseguenza, oggi, quando si parla di supermercati di vicinato si arriva a comprendere in questa categoria anche punti vendita con superfici comprese tra i 1000 e i 2.500 mq, fascia di esercizi commerciali che rappresenta il 32% dell’intero fatturato del mercato composto da LS + super + superstore + iper + discount.

“Occorre sottolineare che stiamo uscendo da un periodo pandemico”, osserva Federico Cimini, manager e consulente nel mondo GDO, nel corso di una recente puntata del podcast Il supermercato delle idee realizzato dalla rivista GDO News. “Le persone in questo periodo, a causa del lockdown hanno dovuto obbligatoriamente recarsi  nel supermercati sotto casa e ciò si è tradotto in maggiore frequenza di visita e scontrini medi più alti rispetto al passato. La GDO di prossimità e di ultraprossimità ha saputo cogliere questo cambiamento, attrezzandosi molto bene e riuscendo a rispondere in maniera importante integrando gli assortimenti, ma mantenendo comunque la capacità di attrazione promozionale”.

Con la massiccia adozione del remote working e la conseguente tendenza allo spostamento delle persone dalle città alla fascia esterna,  anche però il territorio poco al di fuori del tessuto urbano che comprende i punti vendita di più grandi dimensioni, i cosiddetti ipermercati, sta entrando rapidamente nella logica di una ‘nuova’ prossimità.

“La bravura di chi fa sviluppo nella GDO”, spiega ancora Cimini, “è adesso paradossalmente quella di trovare delle ubicazioni che non siano troppo all’interno delle città, diciamo in una prima circonvallazione, altrimenti si rischia di essere svantaggiati. Dunque chi ha le grandi strutture che sono onerose, costose e ovviamente richiedono fatturati importanti, si sta rimodulando su piastre più piccole”.

Quello che era fino a ieri il territorio degli ipermercati, potrebbe dunque molto presto diventare anche quello dei superstore con un volume di fatturato per questi ultimi, che se era già in precedenza in ascesa, si incrementerebbe ulteriormente.

“Gli ipermercati, essendo molto grandi risultano molto dispersivi”, sottolinea Cimini. “Inoltre ampiezza dell’offerta e profondità di sconto si trovano ormai tranquillamente anche nei supermercati.  Per cui gli ipermercati che possono farlo stanno riducendo la loro grandezza, diminuendo soprattutto gli spazi non-food, e creando a lato delle superfici separate con proposta di prodotti specializzati, oppure cedendo in partnership questi stessi spazi a soggetti terzi, recuperando così efficacia e rientrando in parte dei costi di locazione”.