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NOTIZIE


04-09-2017

Il mattone è un investimento che rende, soprattutto nel lungo periodo

Se nel 1961 si fosse acquistato un appartamento in Italia al prezzo di 19 milioni di vecchie lire (ossia 10mila euro), oggi quello stesso appartamento avrebbe potuto essere venduto al prezzo di oltre 690mila euro, dunque, considerati i prezzi correnti, cioè al lordo dell’inflazione, a un valore di circa 69 volte maggiore.

L’ipotesi succitata evidenzia come l’investimento immobiliare abbia in primis tutelato l’investitore dall’inflazione, e in secondo luogo in oltre 55 anni abbia quasi triplicato il valore del mattone al netto dall’inflazione.

Se si paragona questo investimento immobiliare con l’acquisto del bene rifugio per eccellenza e cioè l’oro, si può notare che il prezioso materiale è cresciuto nello stesso periodo – cioè del 1961 a oggi – di circa 100 volte.

Chi acquista oro però non gode di alcun reddito generato dall’investimento (a meno che non si avventuri nel campo dei derivati finanziari), mentre subisce le forti oscillazioni delle quotazioni nel corso degli anni.

L’esempio è suggerito da Alberto M. Lunghini, presidente di Reddy’s Group e del Centro Studi di Aici e di Fiabci Italia, che compie la sua interessante analisi in un articolo pubblicato a sua firma sul sito specializzato in notizie sul mercato immobiliare requadro.com.

“Chi acquista un appartamento indebitandosi in modo proporzionale alle proprie capacità di reddito e di risparmio” spiega Lunghini, “non subisce perdite (anzi) nel lungo termine, e difficilmente anche nel medio termine, può subire perdite (sull’investimento effettuato) superiori al 30%ma solo se è costretto a rivendere l’appartamento in una fase di ciclo negativo immobiliare.”

“I cicli negativi immobiliari” continua l’esperto “sino a ora hanno avuto una durata massima di 8 anni); e nel durante dell’investimento gode o dell’uso diretto dell’appartamento o dei redditi netti rivenienti dalla locazione dell’immobile.”

Se si paragona poi l’investimento immobiliare con quello azionario, se è vero che da una parte la crescita può essere superiore, dall’altra si va incontro al rischio di perdere anche nel breve periodo gran parte del valore investito.

“Importanti titoli quotati alla Borsa di Milano (tra cui note Banche, compagnie di assicurazioni, etc. hanno causato perdite e a volte in pochi anni” fa notare  Lunghini“senza alcuna speranza di ripresa dei corsi al termine del ciclo negativo, come invece è sempre avvenuto per l’investimento immobiliare. Tra i tanti titoli cito Mps e Fondiaria Sai.”

Secondo Lunghini ci vuole dunque una riflessione tra gli operatori del settore immobiliare su questi dati affinché “sempre di più si renda conto dell’importanza del proprio ruolo e compito.”

Una riflessione che va estesa anche a chi governa a livello nazionale e a livello locale, “affinché tenga nella giusta considerazione il settore immobiliare” e ai risparmiatori per i quali “l’investimento immobiliare non deve essere l’unico tipo di investimento nel loro (piccolo o grande) portafoglio, ma deve comunque rappresentare una parte importante dei loro investimenti.”